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| Gennaio 2003 | Cari
amici, |
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| Gennaio 2003 | Cari
amici, |
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| Gennaio 2003 | C ari
amici, vi scrivo dopo una settimana davvero molto afghana. Sono stato a Lashkar Gah e non essendoci altri espatriati e avendo aperto l'ufficio da poco, mancano anche gli ultimi confort che ci sono a Kandahar. Ho dormito sul materasso a terra e ho mangiato solo ed esclusivamente riso e patate.... che dieta. I pozzi procedono ed è bello ritornare sui primi e vedere le persone felici di poter bere. Ma non è solo l'acqua di cui hanno bisogno e purtroppo spesso mi sento impotente a richieste che sono molto più grandi delle mie possibilità. Con il capo missione cerchiamo di presentare più progetti possibile, e tra un pozzo ed un altro salto in incontri sull'educazione a quelli sanitari. La sera entro nel letto e ringrazio Dio perchè ancora per un altro giorno mi ha distrutto d'Amore. Stiamo seguendo anche un campo profughi, che per ragioni politiche ed anche economiche, non viene riconosciuto. Abbiamo così proposto un internvento a breve termine, per sopperire almeno alla mancanza d'acqua. Sono circa 25.000 persone, una piccola città, sono stato a parlare con tutti i rappresentanti ed è davvero disarmante entrare in tende che sono molto lontano dal nostro immaginario di "tenda" e scoprire che forse 3 o 4 famiglie vivono in così pochissimo spazio e soprattutto in condizioni che rasentano la soglia dell'estrema sopravvivenza. C'è sempre il té ad accompagnare questi incontri, anche perchè qui è più che una tradizione, molti forse si chiederanno, come del resto l'ho fatto io, da dove viene l'acqua del té ........ da un fiume, che ho testato, e risulta inquinato! Quando giro in macchina, tra un saltello ed un altro, cerco di trovare la forza e le idee necessarie ad aiutare più persone posso e spesso dalle lettere che mi mandate trovo questa spinta..... non mi sento solo, o meglio fisicamente lo sono, ma quello che conta e sapere che siete tutti lì. Ho imparato che ogni volta che cado, poi, devo tendere la mano e c'è sempre uno o più di voi a tirarmi in piedi, e questo lo devo anche ai miei genitori che sin da piccolo mi hanno sempre risollevato. Adesso vi dò un pò di colore afghano. Come vi ho già detto le donne girano in burka, ovvero una sorta di lenzuolo azzurro, con una piccola retina all'altezza degli occhi. Ho visitato un centro per donne e per la prima volta ho avuto il piacere di vedere in volto una donna afghana. Addirittura , e qui , credetemi, questo è davvero sbalorditivo, una ragazza mi ha parlato senza che io la interrogassi.... davvero coraggiosa. Forse adesso capite ancora di più cosa significa essere donna in Afghanistan. Spero poter presentare un piccolo progetto per questo centro, fanno dei vestiti stupendi e l'idea è anche quella di fare corsi d'inglese e di computer nella speranza che per queste persone straordinarie ci sia un futuro diverso. Come dico al mio team, si perde tanto senza il tocco femminile e soprattutto senza poter conoscere il punto di vista della parte più sensibile dell'essere umano. Adesso vi saluto e spero di avere Vostre notizie. Dio vi benedica |
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| Gennaio 2003 | Storie
di ordinaria vita quotidiana. Vivere e condividere la vita con gli afgani
mi porta sempre più vicino alla conoscenza di questa cultura molto
lontana. Ho imparato che non si può chiedere ad un afgano com’è
la moglie o come cucina, e nemmeno se a sorelle. Di solito l’uomo
non vede la donna da sposare prima del matrimonio, chi “controlla”
che è una ragazza sana, è la madre che poi riferisce al
figlio. In alcune gruppi l’uomo evita anche di andare nella zona
della futura moglie per pudore. E questo e solo parte del loro mondo.
Questa settimana ho partecipato al funerale della madre del Project leader locale, è stato una cerimonia che mi ha aperto gli occhi sulla Casa di Dio. Forse tutta l’atmosfera portava a ricordare che Nostro Signore è sempre a vegliare su di noi. Nel bel mezzo del deserto, dove sono di solito ubicati questa sorta di cimiteri, ci si raccoglie tutta la comunità e anche qui tutti uomini. Eravamo in circa 200, era l’ora del tramonto e abbiamo pregato insieme. Tutti hanno una sorta di lenzuolo che appoggiano per terra per inginocchiarsi e il rito è molto preciso, fatto di inchini di ossequi e riverenze. Io, ero tra loro a pregare il mio Dio e ho capito ancora una volta che per quanto diversi mandavamo preghiere alla medesima Casa Celeste. Quanto mi manca l’odore della mia chiesa. Ho partecipato al meeting sulla sicurezza e giusto per farvi rendere l’idea del posto in cui sono, è stata trovato una bomba inesplosa di 100pounds nel bel mezzo della città, una organizzazione nel pulire i pozzi ha rinvenuta razzi di bazuca e il fatto più triste, che a Zhare Dasht (dove sono i rifugiati) due bambini sono gravemente feriti perché si sono messi a giocare con un detonatore che è esploso. Nel lavoro i pozzi aumentato ed aumentano ed inoltre sono stato incaricato di un altro progetto che ho tirato un po’ io da solo, ma vi parlerò quando sarà il momento. E’ così strano che dopo quasi tre mesi mi sento integrato in un mondo che non è decisamente mio. Oggi è venerdì e come al solito e vacanza, forse ci sarà la solita partitella a pallavolo alla Croce Rossa e allo stesso tempo sarà un giorno di mezzo relax. Spesso preferiamo lavorare in queste giornate, anche perché non abbiamo nessuno del personale intorno, e riusciamo a concentrarci di più sul da farsi. Vi saluto e spero di avere presto vostre notizie. |
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| Gennaio 2003 | Una
vita da ricordare, una vita fatta di amore e di speranza. I nginocchiato e perso,mi chiedo tra le mie lacrime perchè, perchè? oggi un altro bambino muore ed io mi sento solo. Vorrei la forza, aiutami Dio, devo fare molto di più, stringo i denti per ascoltare la tua voce..... io non sono un guerriero, ma lotterò per il mio mondo di pace e d'amore. Le mie ferite più grandi sono la morte di chi non ha colpa, la sofferenza di chi ha conosciuto una triste sorte... ho mio Signore aiuta il tuo servo, illuminami e resta con me..... ho bisogno d'aiuto!!!! Quando il giorno diventa il dono più prezioso, il tuo respiro è su di me. Piegatevi o mie ginocchia al Nostro Padre....... la luce che avevo da bambino riempie il mio cuore, sono vivo. Qui l'alba illumina il deserto, in questo niente di pietre e di sabbia, un altro giorno sta salutando il tempo ed io chiedo perdono. "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,abbi pietà di me peccatore" Pellegrino nella terra di Allah riscopro che il mio fratello sofferente è morente! Io non mi arrenderò mai fino all'ultimo istante, ho paura, ma le braccia di Dio mi cullano da sempre. Quando le stelle illuminano il cielo, chiudo gli occhi e mi lascio travolgere dal silenzio.... Dio ascoltami! Ho viaggiato dal nord al sud di questa immenso pianeta, e ancora ho da vedere. Non ci sono uomini migliori o culture superiori, ma esistono uomini di pace e uomini liberi. oggi apro gli occhi al mondo che verrà, hanno detto che con una leva è possibile sollevare il mondo ed io penso che con la speranza e con l'amore si possa arrivare alla pace. Anche nel deserto crescono i fiori ed anche tra le pietre il verde accende anche il più cupo dei pensieri. Siamo tutti voce di un unico coro, siamo il futuro per i nostri figli e il passato porta tanti insegnamenti. Oggi imparo dagli errori di ieri, domani sarà un giorno nuovo, nessun secondo di questa vita ritorna, e anche la vita più monotono nasconde il messaggio d'amore di un respiro. Oggi sono triste, perdonatemi amici miei, oggi il vostro fratello lontano sente la vostra mancanza. Vorrei essere sulla mia spiaggia, vorrei ammirare il mio mare, vorrei semplicemente essere a casa...... spesso i miei ricordi sono forza ma anche tanto dolore...... se oggi vivo per un bambino che sorride, muoio allo stesso tempo per un attimo non dedicato a coloro che amo di più, voi tutti che state li leggendo e aiutando con le vostre parole e preghiere. Adesso vi saluto con un affettuoso abbraccio Peppe |